Leadership emotiva resiliente… ma la responsabilità chi la prende
di Marco ZAMBONI - Allenatore d'impresa
Il parere dell’esperto

Da almeno venticinque anni a questa parte, il panorama della formazione e del coaching aziendale, ma anche quello della crescita personale, è dominato da parole chiave altisonanti e sempreverdi. Leadership. Intelligenza emotiva. Resilienza. Concetti nobili, fondanti, indispensabili. Ogni volta che vengono annunciati in un titolo o in una locandina, le sale e le aule si riempiono. Volti curiosi, taccuini aperti, occhi brillanti e tutti pronti a diventare leader più empatici, a rinascere dopo ogni caduta, a cavalcare l’onda della trasformazione interiore.
Ma c’è una parola che, appena pronunciata, fa scattare la fuga verso l’uscita di sicurezza. Non è una parolaccia, anche se viene trattata come tale. È responsabilità. Ancora peggio se responsabilità personale. E qui cala il silenzio. Qualcuno tossisce. Le sedie iniziano a scricchiolare. Qualcun altro si accorge improvvisamente di una riunione urgente. La sala si svuota.
Perché succede?
Forse perché leadership e resilienza ci danno l’impressione di ricevere qualcosa tipo un upgrade del nostro potere personale, una medaglia interiore, una nuova postura esistenziale. Parlare di intelligenza emotiva ci fa sentire raffinati, quasi spirituali. Ma la responsabilità personale, al contrario, sembra chiederci un impegno che sentiamo “pesante”. E quindi chiede molto. Chiede che ci togliamo di dosso la giacca comoda delle scuse, chiede anche che smettiamo di puntare il dito (verso il capo, verso il collega, verso il governo, verso la congiuntura), e che iniziamo a fare qualcosa, di nostro.
La verità è che essere responsabili non è trendy. È scomodo. Significa dire: "questa è mia responsabilità", anche quando sarebbe infinitamente più facile dire che è colpa di qualcun altro. E, in fondo, significa anche accettare di non essere perfetti ma perfettibili, non vittime ma agenti attivi nel nostro destino. Non è facile. Non è veloce. Non è instagrammabile.
C'è poi un altro tema che è, che la responsabilità personale non può essere insegnata come una tecnica. Non è un metodo da replicare in 5 step. Ma è un processo continuo, spesso invisibile, quasi sempre solitario. Non fa spettacolo. Non ha un canvas da riempire. Non si può scaricare in pdf dopo il webinar. Ecco perché, probabilmente, non fa audience. Ma paradossalmente, è proprio la responsabilità personale il terreno di coltura di tutte le altre soft skill. Senza questa, la leadership rischia di diventare solo carisma vuoto, la resilienza un mantra da tatuaggio, l’intelligenza emotiva una posa da LinkedIn.
Perché se non riconosco la mia parte nei giochi relazionali, nei fallimenti e nelle vittorie, non sto davvero crescendo. Sto semplicemente giocando un ruolo, anche se a volte molto convincente.
E allora forse è ora di ribaltare la prospettiva. Ovviamente non serve smettere di parlare di leadership, resilienza o intelligenza emotiva, ma serve iniziare a chiedersi su quale fondamento, queste stiano in piedi. Perché, vi sembrerà strano, ma senza responsabilità personale, il rischio è che tutto il resto sia solo un’esibizione.
Buona vita!!!
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