Comunicare bene con l'azienda tedesca – La trattativa

di Elena DAL MASO - Consulente di internazionalizzazione

Il parere dell’esperta

Quando pensiamo di esserci capiti, ci siamo capiti davvero?

Nei rapporti commerciali tra PMI venete e imprese tedesche, una parola, un silenzio o un gesto possono avere significati molto diversi. Anche ciò che consideriamo disponibilità, attenzione o flessibilità può essere interpretato in modo inatteso. I tre articoli che seguono partono da situazioni concrete per esplorare queste differenze e capire quanto la comunicazione, la fiducia e persino il modo di parlare di prezzo possano influenzare una relazione d’affari. Perché capire l’altro significa anche imparare a guardare noi stessi con occhi diversi.

Il tuo cliente tedesco non sta cercando il prezzo più basso. O forse sì?

«Il nostro prodotto è migliore. E costa anche meno».

Sembra la combinazione perfetta per conquistare qualsiasi cliente. Eppure, quando si entra nel mercato tedesco, potrebbe non essere affatto così semplice.

Un imprenditore italiano presenta il proprio prodotto, racconta la storia dell'azienda, mostra i macchinari, elenca i clienti importanti e spiega perché la sua soluzione è più flessibile di quella dei concorrenti. Poi arriva la domanda che tutti si aspettano: «Quanto costa?».

Ed è qui che può iniziare il vero problema.

Perché il prezzo, in una trattativa, non è sempre soltanto un numero.

Se un cliente tedesco sta valutando un nuovo fornitore, potrebbe voler sapere quanto costa il prodotto, ma anche perché costa quella cifra, come è stata calcolata, quale margine rimane al fornitore e soprattutto se quel prezzo permette all'azienda di continuare a garantire nel tempo la qualità promessa.

Una domanda sul margine, per un imprenditore italiano, può sembrare persino indiscreta.

«Ma perché vuole sapere quanto guadagno?»

Forse non vuole sapere quanto guadagni.

Forse sta cercando di capire se domani sarai ancora in grado di consegnargli quello che gli hai promesso.

Questa differenza di prospettiva è fondamentale.

In molti rapporti commerciali italiani si tende a valorizzare la capacità di trovare una soluzione, adattarsi, accelerare, fare uno sforzo in più. È una delle grandi forze delle nostre imprese. Ma davanti a un interlocutore molto attento alla pianificazione, ogni promessa genera una domanda: come verrà mantenuta?

E così anche una frase apparentemente innocua può diventare un boomerang.

«Abbiamo appena acquistato una nuova macchina e ora possiamo produrre il doppio».

Ottima notizia, penseremmo.

Ma il cliente potrebbe fare un'altra associazione: se produci il doppio nello stesso tempo, perché il prezzo dovrebbe aumentare?

Oppure: se il tuo prezzo è molto più basso di quello che mi aspettavo, sei sicuro di riuscire a mantenere questo livello di servizio tra tre anni?

Non sono domande teoriche. Sono interrogativi che possono decidere se una collaborazione diventerà stabile oppure si fermerà dopo il primo ordine.

E qui emerge un'altra curiosa differenza.

L'imprenditore italiano può pensare che il cliente tedesco stia semplicemente cercando di ottenere lo sconto massimo. Il cliente, invece, potrebbe essere impegnato in un ragionamento completamente diverso: quanto è rischioso affidare una parte della mia produzione a questa azienda?

Perché cambiare fornitore significa assumersi un rischio. E quando la decisione viene presa da un responsabile che dovrà poi rispondere personalmente dei risultati, quel rischio può pesare molto più di qualche punto percentuale sul prezzo.

Allora la domanda non è più «Come faccio a convincerlo che sono il migliore?».

La domanda diventa: «Che cosa gli serve per sentirsi abbastanza sicuro da scegliere me?»

Le zone grigie sono quelle in cui una differenza culturale può trasformarsi in un'opportunità oppure in una trattativa persa senza che nessuno abbia mai pronunciato la parola «no».

Perché forse, quando un cliente tedesco fa molte domande, non sta cercando un motivo per non comprare.

Potrebbe essere esattamente il contrario.

Altri temi:

Il cliente tedesco ha detto «sì». Ma era davvero un sì?

Una cena può avvicinare un cliente tedesco. Oppure no.

 

Autrice

Immagine di jannoon028 su Freepik

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