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La trappola mentale della destinazione

scegliere la destinazioneLa ricerca del lavoro all’estero è già abbastanza difficile in tempi buoni. Ma, quando l’economia è in fase di crisi, l’intento diventa veramente arduo. Si passano ore e ore sui siti Internet in cerca degli annunci giusti. Naturalmente si trova sempre qualcosa per alimentare le speranze cioè per candidarsi.
Però questo non significa avere successo. Serve un’impostazione della ricerca che non si fa condizionare da alcune trappole mentali. Sono queste che impediscono un’attenta analisi delle situazione, indispensabile per avere una maggiore probabilità di successo.

Una trappola mentale importante è quella della destinazione. A molti sembra che la Gran Bretagna è tutta uguale a Londra, la Germania a Berlino, il Belgio a Bruxelles. Errore gravissimo. I berlinesi costituiscono appena il 3% della popolazione tedesca, i posti di lavoro sono ancora meno.
Il lavoro oltreconfine non si deve cercare in una determinata località ma in tutto il paese (se non ci sono motivi specifici come legami personali). È controproducente limitare la ricerca soltanto alle capitali. Si perde di vista che a Cambridge, Tours e Furstenfeldbruck la disoccupazione è notevolmente più bassa che a Londra, Parigi e Monaco.
Il livello di disoccupazione nelle grande città è generalmente più alto di quello nelle città medie. Ci sono anche delle zone di campagna con piena occupazione dove in una settimana il primo lavoro si trova.

Naturalmente non ogni città / zona “buona” offre opportunità per ogni tipo di professione. Ma è anche vero che ci sono tante possibilità per personale qualificato lontano dei cosiddetti “centri”.

Eichstätt in Baviera è quasi sconosciuta fuori dalla Germania. Stando a 30 km da Ingolstadt, la sede dell’AUDI, può vantare però un tasso di disoccupazione del 1,1%. Visto che l’Audi paga stipendi alti, molti migrano per lavoro da Eichstàtt ad Ingolstadt, con il risultato che le aziende locali fanno estrema fatica a trovare personale: dalla commessa all’artigiano, dall’addetto import-export all’ingegnere, al panettiere. Anche perché non sono in grado di pagare gli stipendi della Audi.
Se però il costo della vita, in periferia o a 30 - 60 minuti di distanza, è basso si può vivere dignitosamente con una retribuzione più bassa di quella dei grandi centri, guadagnando probabilmente in termini di qualità della vita (più natura, più opportunità di fare sport, meno inquinamento, meno stress, ecc.).

Dappertutto in Europa ci sono zone di confine tra due stati che sono quasi dimenticati da chi cerca lavoro perché non si prende in considerazione che la casa si trova in un paese mentre si lavora in un altro. Nelle zone tra Olanda e Germania, Olanda e Belgio, Repubblica Ceca e Austria o Danimarca e Svezia molti fanno i pendolari come dalla Lombardia verso il Canton Ticino. Qui non si trovano le città di grande richiamo (si possono chiamare Hengelo, Aarhus, Hof, Echternach, Villach e così via) ma città medie e piccole che, grazie alla posizione di confine, attirano su un lato o sull’altro aziende che guadagnano in entrambe le direzione con la loro produzione. E dove il personale proviene anch’esso da entrambe le direzione.

Le destinazioni secondarie hanno il vantaggio che la concorrenza dall’estero è molto ridotta. Logico, perché la trappola mentale fa effetto sulla quantità dei concorrenti.

L’inizio lavorativo all’estero è molto difficile: perché lo straniero deve superare i problemi burocratici e di integrazione, deve crearsi una credibilità come lavoratore stabile nel paese scelto, deve adeguarsi ad un altro mondo del lavoro ed altro ancora.
Dove questo si fa, non importa. Città grande o piccola, campagna: non importa. Prima che uno si senta veramente a proprio agio, prima che possa dare il meglio di sé sul lavoro e nella vita all’estero, passa almeno uno, se non due anni.
Per realizzare il sogno della metropoli si può sempre cambiare lavoro e luogo dopo un po’. Che sarebbe anche particolarmente indicato nei primi 10 anni della carriera professionale quando l’accumulo di esperienze diverse (dalla piccola alla grande azienda, da un settore merceologico ad un altro) permette di acquisire una competenza ampia e flessibile.

 

 

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